Cenni sulla storia degli arazzi.


 

A metà strada tra l’artigianato e l’arte, gli arazzi rappresentano una forma di arte tessile antichissima e di indubbio fascino. Tecnicamente è un tessuto realizzato a mano su un telaio e destinato a rivestire le pareti. Solitamente di ampio formato, rappresenta grandi disegni molto dettagliati. Oggi il termine viene più  ampiamente usato per indicare vari manufatti che si appendono alle pareti, realizzati con diverse tecniche e differenti  materiali.

 

L’Acqua (dalla serie di Quattro Elementi:  Manifattura Reale dei Gobelins.)
L’Acqua (dalla serie di Quattro Elementi: Manifattura Reale dei Gobelins.)

 

 

L’origine della parola “Arazzo” deriva dal nome della città francese di Arras, dove, nel Medioevo era ben nota la fama e la qualità della produzione di arazzi. In quel periodo gli arazzi oltre che per il loro aspetto estetico, erano molto utili per isolare le mura dei castelli nei freddi mesi invernali e mantenere ad una temperatura accettabile le grandi sale, altrimenti,  troppo difficili da riscaldare. Ulteriore vantaggio la loro trasportabilità, visto che potevano essere arrotolati e spostati in diversi luoghi a seconda delle esigenze. Re e nobili potevano portarli con loro negli spostamenti tra una residenza e l’altra, e a differenza degli affreschi erano salvabili in caso di incendio o saccheggio. Nelle chiese potevano essere srotolati in occasione di  particolari ricorrenze o cerimonie.

 

Le origini dell’arazzo però sono probabilmente molto più antiche. I primi esempi risalgono all’Antico Egitto, alla Grecia, al Giappone e addirittura nell’America precolombiana. Gli arazzi copti, provenienti dall’Egitto nei primi secoli dell’era cristiana, mostravano già una grande abilità tecnica unita a disegni molto complessi.

 

Il vero splendore del periodo in cui gli arazzi ricoprirono un ruolo cruciale a livello artistico, fu con il laboratorio francese dei Gobelins. Nel 1675 gli artisti ed artigiani lavoranti nello storico laboratorio di tessitura erano oltre 800. Agli ordini del pittore Charles Le Brun ci furono falegnami, incisori, orefici, tappezzieri e pittori di tutte le provenienze. La perfezione dei colori e del disegno raggiunge in quegli anni il suo apogeo. Una raffinatezza mai raggiunta prima nella tessitura degli arazzi.

I tempi di produzione arrivano a superare anche i 5 anni, data la complessità raggiunta nelle tecniche di tessitura e di conseguenza i prezzi aumentano notevolmente.

 

Intorno al XVII secolo, appaiono in Francia e in Italia i primi arazzi dipinti su tessuto di seta e lino. Questi arazzi dipinti, vengono impiegati per gli arredamenti di regge e palazzi, tanto da comparire ufficialmente nelle collezioni della corona.

L'artista Bonnemer, al servizio del re di Francia, aveva appreso la tecnica di dipingere gli arazzi su seta (tapisseries de peinture), durante il suo soggiorno a Roma. La tecnica relativa a questa produzione di arazzi dipinti, citata più volte nel “Registro del Sovrintendente della Corona”, sembra avvolta da un mistero, le informazioni sono rare e gelosamente custodite. Analogamente alla manifattura dei Gobelins, un arazziere non svela all’altro quale sia il segreto sulla tecnica di pittura su tessuto dell’arazzo.

 

In Italia a partire dalla metà del millecinquecento, per due secoli è stata attiva l’Arazzeria Medicea, nata su impulso di Cosimo I de’ Medici, che si avvalse del gran numero di pittori fiorentini che ruotavano intorno alla corte medicea . Proprio dai loro cartoni nacquero le migliaia di arazzi della manifattura. A metà del millesettecento alla chiusura dell’ Arazzeria Medicea i tessitori si trasferirono in gran parte a Napoli, alla corte di Calo III e poi Ferdinando IV di Borbone. Nella collezione degli arazzi del Quirinale sono presenti alcuni di quei manufatti, in particolare la serie con le “Storie di Don Chisciotte” che, con i suoi 102 esemplari è forse il gruppo più esteso per numero di panni mai realizzato nella storia dell’arazzeria.

 

Dalla fine del Settecento, con il passaggio alla produzione industriale e il crescere del costo della manodopera, la moda degli arazzi incominciò a declinare come manifestazione esteriore del prestigio dell’aristocrazia e risentì dei forti cambiamenti sociali del momento. Durante la rivoluzione francese la folla li bruciò non solo per recuperare i filamenti d’oro tessuti negli arazzi, ma anche per distruggere i vessilli della classe abbattuta.

 

A seguito della crisi che coinvolse tutta l’Europa, le arazzerie italiane chiusero i battenti. L’arte dell’arazzo sopravvive oggi in piccole nicchie di produzione, correlate a sperimentazioni di artisti contemporanei e per il restauro delle opere di antica manifattura.

 

Si deve all'impulso dell’artista Enrico Accatino, innovatore e promotore dell’arte tessile in Italia negli anni '60, il rilancio di questa tecnica. Ispiratori di questi laboratori sono la realizzazione di riproduzione su tessuto di opere di maestri quali Afro, Capogrossi, Accatino, Casorati, Guttuso, Klee, Kandinskij, De Chirico e Cagli.

 

Arazzo ispirato alle opere di Kandinskij
Arazzo ispirato alle opere di Kandinskij